La Pasqua è un pianto consolato, un dolore condiviso, una fame saziata, una nudità coperta, una morte che si porta dietro tutta la Speranza:”Anche se morto vivrà”

Carissimi,
ci siamo lasciati con le feste natalizie e “riapro” questa ” parentesi spirituale” confidando nella vostra pazienza e desiderio di condividere un momento di riflessione sulle feste imminenti…
Inizia la settimana santa….e tutti lo sappiamo che per chi crede è l’evento più importante della propria fede, per chi non crede è un momento  per le vacanze pasquali e per…la pasquetta!! Una gita fuori con la speranza del bel tempo primaverile!

I non cristiani, scriveva un prete chiamato don Primo Mazzolari, hanno fretta di vedere i segni della nostra pasqua, che aiutano a capire anche i segni della Pasqua del Signore.
Chi mette insieme “pesanti fardelli” per caricarli sulle spalle degli altri, senza però smuoverli nemmeno con un dito, è fuori della Pasqua.
Chi fa opere o azioni buone per richiamare l’attenzione della gente, non fa vedere la Pasqua.
Chi chiude il Regno di Dio in faccia agli uomini, per mancanza di misericordia, come si ostina a predicare papa Francesco in  tutto questo primo anno del suo pontificato, non fa sentire la Pasqua.
Chi lava il piatto dall’esterno mentre dentro è pieno di maldicenza, intemperanza e ira, non fa posto alla Pasqua.
questa settimana pasquale inizia e termina con un segno: L’albero!
L’albero di ulivo o della festa, dell’accoglienza del Messia per passare subito dopo all’albero della croce!
Quali i significati per l’uomo di oggi?
La domenica delle Palme ci ricorda i due “obblighi” che ogni cristiano ha da sempre e in maniera ancor più forte oggi:
Primo Riconoscere Gesù come il Cristo, il messia, colui che viene nel Nome di Dio.E davanti a questa “professione di fede” non possiamo limitarci a porre un rametto di ulivo (gesto sentimentalmente bello ma non necessario)sulle tombe dei nostri cari!

Il secondo gesto è quello di “donarlo”al vicino di casa, dell’ufficio, per invitarlo a riconoscere attraverso il nostro sentirci missionari (così come ci ha richiamato papa Francesco qualche mercoledì fa) per “donare” loro anche la nostra testimonianza cristiana attraverso il nostro stile di vita!
Per tutti, quindi, anche per i molti che non partecipano al sacramento, il mistero di Pasqua è una consegna.
In questa nostra epoca che sa molto di disimpegno, essa ci sprona ad essere audaci, provocatori: ci suggerisce la pietà in tempi di odio e ci invita al perdono;
in questo tempo disperato ci restituisce il buon senso e ci guida verso la Speranza!

La notte di  pasqua quindi torna ad essere e a diventare come la notte santa, la notte della certezza, la certezza della vittoria sulla morte NON SOLO QUELLA MATERIALE!
Allora  quest’anno facciamo Pasqua cercando di vedere se proprio io sono in regola con le mie carte di cristiano, di uomo, di cittadino.
Si, mi confesso o mi sono confessato l’ultima settimana del mese di marzo come invitava a fare Papa Francesco, ma quanto c’è di veramente cattolico nel mio professare la religione?
Mi sento un galantuomo ma sono nel giusto?
Qualsiasi guadagno che mi da il lavoro o la professione, lo trovo pulito.
Qualsiasi denaro ed uso, fosse pure per rovinare un concorrente, per fiaccare le maestranze, lo trovo legittimo…
Se col denaro compro o piego la fedeltà di un cuore, la pace di una casa, il suo onore….è un conto ma la mia onestà è un’altra!
Ecco perché in questa settimana bisogna cercare di togliere una “brutta sera”: quella del dopo cena, dei 30 denari d’argento!
La Pasqua è un pianto consolato, un dolore condiviso, una fame saziata, una nudità coperta, una morte che si porta dietro tutta la Speranza:”Anche se morto vivrà”
La pasqua sarebbe ingannevole se fosse vista soltanto dietro il sogno di alcuni poveri pescatori di Galilea.
Invece, a parte la prova che quei pochi non sognarono, ma videro e toccarono “quello che abbiamo visto con i nostri occhi, quello che le nostre mani hanno toccato della parola di Vita, l’annunziamo anche a Voi”.
La Pasqua è l’ancora della bellezza, il sigillo della carità sulla carità umiliata del Calvario.
Un albero di pesco che fiorisce è la primavera, ma se non fiorisce il cuore, se non s’allarga, se non cessa di odiare, la primavera non è più la primavera perché essa non è tale se il cuore non fa Pasqua con il Figlio dell’uomo, con tutti gli uomini!
Buona Pasqua di resurrezione!
Don Gianni Toni

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